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Piazza Affari: crolla Exor

14 Mag
Zunico Casa 14 Maggio 2020 0

Fonte: Il Sole 24 Ore
Tempo di lettura: 4 minuti

La Fed gela i mercati su tassi e ripresa. A Piazza Affari (-2,1%) crolla Exor
Il presidente Powell chiude la porta a ipotesi di interessi negativi e parla di «outlook molto incerto» per l’economia Usa. In Europa pioggia di vendite su auto, viaggi e banche. Sul Ftse Mib crolla la holding degli Agnelli dopo la mancata vendita di PartnerRe ai francesi di Covea.

 

Jerome Powell delude i mercati e, dopo la gelata di Anthony Fauci sui rischi della riapertura, il presidente della Federal Reserve rincara la dose parlando di scenario incerto e tempi lunghi per la ripresa dell’economia Usa. Allarmi che si riflettono sui listini, con le Borse europee, già deboli prima di Wall Street, che chiudono tutte in rosso la seduta del 13 maggio. Resta bocca asciutta anche chi, come Trump, sperava in un’apertura sui tassi negativi, per ora esclusi dal numero uno della Fed.
Tra gli investitori tornano così i timori sulla reale sostenibilità della ripresa delle attività economiche dopo il lockdown a fronte di un nuovo incremento dei contagi da Covid-19 in alcuni Paesi. Ad appesantire lo scenario anche i dati macro, con il crollo produzione industriale a marzo (-11,3%) nell’eurozona. Le vendite si sono così concentrate proprio su quei settori più colpiti dalla pandemia, come viaggi (oltre -4% il sottoindice Stoxx), auto e banche. Non fa eccezione Piazza Affari, dove l’indice Ftse Mib termina la seduta in calo del 2% con lo spread che si raffredda in area 236 punti (otto meno di ieri).

Wall Street giù, «no» di Powell a tassi negativi
Nel frattempo, Wall Street si muove in territorio negativo e chiude negativa (Dj -2,17%, Nasdaq -1,55%), dopo le parole di Powell che, tra le altre cose, ha detto che la Fed al momento non ha preso in considerazione l’adozione di tassi di interesse negativi, una mossa a cui i mercati guardavano con favore. Secondo Powell c’è molta incertezza sull’efficacia dei tassi negativi anche a causa del loro effetto negativo sulla redditività delle banche. La Borsa americana non è aiutata dal calo peggiore delle previsioni dei prezzi alla produzione, -1,3% in aprile, il ribasso maggiore su base mensile dal dicembre del 2009.

A Piazza Affari scatto in avanti di Diasorin, crolla Exor
Tra i titoli milanesi a maggiore capitalizzazione si registra il crollo di Exor che cede il 7% a causa dello stop alla vendita di PartnerRe ai francesi di Covea. In flessione nel comparto del credito Mediobanca e UniCredit. In controtendenza, invece, Diasorin che ha ritirato la guidance per il 2020 ma registrando nel trimestre un utile a 37,7 milioni in linea con le attese degli analisti. Prosegue il rally di A2a dopo i rumors su una possibile aggregazione con Iren. Sul Ftse Mib ha poi resistito sulla parità il titolo di Ferragamo che ieri a mercato chiuso conti in linea con le attese, registrando indicazioni positive dalla Cina (dove l’andamento è stato positivo in aprile e in crescita progressiva a maggio). Non riesce invece a limitare i danni Poste Italiane (-4%) nonostante la trimestrale abbia battuto le aspettative degli analisti.

In luce Banca Farmafactoring e Masi Agricola
Fuori dal listino principale si è messa in luce Banca Farmafactoring (+5,7%) approfittando dall’accordo vincolante per l’acquisto di Depobank. Sale infine del 2,9% l’azienda vinicola Masi Agricola in scia all’entrata nel capitale di Renzo Rosso, l’imprenditore famoso per il marchio di abbigliamento Diesel.

Spread chiude in calo a 236 punti
Chiude la giornata in calo, sui minimi di giornata, lo spread tra BTp e Bund che aveva iniziato la seduta a un passo da quota 250 punti. A fine seduta, sul mercato secondario Mts, il differenziale di rendimento tra il titolo decennale italiano benchmark e il titolo tedesco di pari durata si attesta a 236 punti base, dai 243 punti base del closing di ieri sera. In calo ancora più netto il rendimento del BTp decennale benchmark che a fine seduta e’ indicato all’1,84%, dall’1,94% del riferimento della seduta precedente.
Dopo l’asta di BoT della vigilia, con i rendimenti in calo, il Tesoro ha collocato sul mercato 9 miliardi di BTp. Nel dettaglio, sono stati assegnati 4,5 mld di triennali con tasso stabile allo 0,87%, settennali per 2,5 mld con tasso in aumento di 16 centesimi all’1,53%. Sono stati collocati anche titoli a 15 anni per 1 mld, con rendimento al 2,23% e titoli a 20 anni sempre per 1 mld con tasso in salita di 52 centesimi al 2,49%.

Il petrolio torna a salire, Brent recupera quota 30 dollari
Tornano in rialzo i prezzi del petrolio, dopo le vendite in Asia e nella mattinata di mercoledì 13 maggio. Il Wti viaggia ha recuperato la soglia dei 26 dollari mentre il Brent è risalito sopra i 30 dollari. Nella serata di martedì 12 maggio sono aumentati i dubbi sulla fase 2 negli Usa a causa dell’avvertimento lanciato dall’immunologo Fauci (l’esperto della Casa Bianca) al Senato. Fauci ha dichiarato che gli stati che avranno troppa fretta nel riaprire la propria economia, senza rispettare le linee guida, potrebbero ritrovarsi di fronte a serie conseguenze, come una seconda ondata di contagi. Intanto però l’Opec avrebbe intenzione di mantenere gli attuali tagli di produzione oltre giugno.

La produzione europea giù dell’ 11% a marzo, in Italia caduta peggiore
A marzo la produzione industriale nella zona euro è caduta dell’11,3% rispetto a febbraio, nella Ue del 10,4%. A febbraio era caduta dello 0,1% nell’area euro ed era rimasta stabile nella Ue. Rispetto a marzo 2019 -12,9% e – 11,8%. Caduta più forte rispetto a febbraio in Italia, -28,4% (-29,3% rispetto a marzo 2019, secondo risultato peggiore dopo il Lussemburgo) seguita da Slovacchia (-20,3%), Francia (-16,4%). In Spagna -11,9% e Germania -11,2%.

In Gran Bretagna Pil in calo del 2% nel I trimestre del 2020
Il Pil inglese ha registrato una flessione del 2% nel primo trimestre del 2020 a causa degli effetti del coronavirus. Lo afferma l’istituto di statistica inglese che fornisce la prima stima preliminare rispetto al quarto trimestre del 2020. Anche la produzione industriale ha subito l’impatto dell’epidemia: a marzo, infatti, la produzione ha segnato una flessione del 4,2% rispetto al precedente mese di febbraio. La bilancia commerciale della Gran Bretagna ha evidenziato un deficit di 2,3 miliardi di sterline nel primo trimestre del 2020.

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